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Diritto Fallimentare - La Riforma I Requisiti soggettivi e oggettivi per richiedere il fallimento
Ultimo aggiornamento 28/06/2009
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Il fallimento pero’ non puo’ essere sempre richiesto, ma grazie alle ultime riforme del diritto fallimentare il ricorso di fallimento e’ circoscritto a casi con patrimoni e debiti molto piu’ consistenti.

Con l’emanazione del D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169,  il diritto fallimentare, che resta regolamentato

dal R.D. 16 marzo 1942, n. 267, ha raggiunto il suo assetto definitivo, dopo una prima correzione  contenuta nel D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5.

Le novita` della prima riforma, contenuta nel D.Lgs. n. 5/2006, sia quelle della seconda riforma, riportate nel

D.Lgs. n. 169/2007, hanno riguardato anche i requisiti per l’assoggettamento alle procedure fallimentari.

Il D.Lgs. n. 5/2006 e` entrato in vigore il 16 luglio 2006 e  il D.Lgs. n. 169/2007 e’ entrato in vigore il 1 gennaio 2008 per cui le nuove disposizioni del D.Lgs. n. 169/2007, fra cui anche i requisiti per l’assoggettamento alla

procedura fallimentare, si applicano ai procedimenti per la dichiarazione di fallimento pendenti il 1 gennaio

2008, cosı` come alle procedure concorsuali e di concordato fallimentare aperte successivamente alla sua entrata in vigore.

I requisiti per essere soggetti alle procedure

Per poter essere assoggettati a fallimento e’ necessaria la sussistenza di due  requisiti  oggettivi e  soggettivi che riguardano sia le persone fisiche, sia le societa`.

Il requisito oggettivo non e` mutato, ed e` dato dalla condizione di insolvenza, ossia quando, a seguito di inadempimenti o di altri fatti esteriori, il debitore non e` piu` in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.

Il requisito oggettivo non e` pero` sufficiente per essere soggetto alla procedura fallimentare.

Occorre anche il rispetto del  requisito soggettivi.

In altre parole, per l’esenzione dalla procedura fallimentare, bisogna che siano congiuntamente presenti i seguenti requisiti:

1) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attivita`, se di durata inferiore), un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore a 300.000 euro;

2) aver realizzato (in qualunque modo risulti) nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento (o dall’inizio dell’attivita`, se di durata inferiore), ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore a 200.000 euro;

3) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore a 500.000 euro (requisito introdotto dal

D.Lgs. n. 169/2007).

Tutti coloro che presentano parametri inferiori a queste soglie non sono soggetti al fallimento, per cui i relativi

creditori possono avviare procedure esecutive individuali, che sono invece vietate durante le procedure concorsuali.

Va ricordato che, a seguito della prima riforma, i parametri erano solo due ed inoltre era sufficiente, ai fini

dell’esclusione dalla procedura fallimentare, il superamento di uno solo dei seguenti requisiti:

1) investimento nell’azienda non superiore a 300.000 euro;

2) ricavi lordi, calcolati sulla media degli ultimi tre anni (o dall’inizio dell’attivita`, se di durata inferiore), per un

ammontare complessivo annuo non superiore a 200.000 euro.

Queste modifiche si spiegano per il fatto che l’attuazione della prima riforma aveva ridotto eccessivamente il

numero di imprese suscettibili di fallimento, con il risultato che i creditori degli imprenditori minori, che costituiscono pero` il grosso del tessuto produttivo italiano, erano rimasti insoddisfatti, nei casi in cui non erano stati abbastanza rapidi nell’avviare le classiche procedure esecutive individuali, che sono ovviamente interdette nelle procedure concorsuali.

 

Il fallimento delle societa` di capitali

Gli artt. 146 ss. R.D. n. 267/42 disciplinano il fallimento di societa` sia di capitali che di persone.

Il titolo dell’art. 146 era stato modificato in occasione della prima riforma, includendovi anche i soci di s.r.l.,

ai sensi dell’art. 2476, comma 7, c.c. che prevede la loro responsabilita` solidale con gli amministratori, quando hanno deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la societa`.

Il legislatore del D.Lgs. n. 5/2006 aveva pero` ritenuto opportuno indicare separatamente le azioni di responsabilita` contro gli amministratori, i componenti degli organi sociali (ossia i sindaci ed i revisori contabili), ed i liquidatori, rispetto a quelle contro i soci di s.r.l.

Relativamente alle s.r.l., va sottolineato come con la prima riforma era stata adottata una formulazione aperta,

in virtu` della quale le azioni di responsabilita` riguardanti i componenti degli organi di controllo possono essere esperite sia nei casi di obbligatorieta` della loro nomina sia nelle ipotesi di facoltativita`.

Quanto agli amministratori della s.r.l. si e’ lasciato agli interpreti il compito di stabilire se il curatore potesse esercitare nei confronti degli amministratori di s.r.l. solo l’azione di responsabilita` sociale, o anche quella prevista a difesa dei creditori sociali.

Era stato infine soppresso il vecchio terzo comma dell’art. 146 che consentiva al giudice delegato, nell’autorizzare il curatore a proporre l’azione di responsabilita`, di disporre le opportune misure cautelari, in quanto la giurisprudenza aveva gia` di fatto implicitamente abrogato tale disposizione; d’altro canto il nuovo ruolo assegnato al giudice delegato dalla prima riforma rendeva incompatibile l’assunzione da parte dello stesso di misure cautelari. Individuate le novita` della prima riforma, a cui non hanno fatto seguito particolari novita` con la seconda riforma, e volgendo ora l’attenzione alle disposizioni specifiche dell’art. 146, emerge, in primo luogo, l’equiparazione degli amministratori e dei liquidatori della societa` al fallito, essendo stabilito che essi sono tenuti agli obblighi imposti al fallito dall’art. 49 del R.D. n. 267/42, relativi alla comunicazione al curatore di ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.

Il nuovo art. 49 l.fall. prevede che l’imprenditore, del quale sia stato dichiarato il fallimento, gli amministratori

ed i liquidatori di societa` o degli enti soggetti alla procedura di fallimento, sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.

E ` poi attribuito dall’art. 146 al curatore, previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il Comitato dei creditori, l’esercizio delle seguenti azioni:

1) le azioni di responsabilita` contro gli amministratori, i componenti degli organi di controllo (es. i sindaci ed i revisori contabili), i direttori generali ed i liquidatori;

2) l’azione di responsabilita` contro i soci della s.r.l.,

quando, insieme agli amministratori, hanno deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la societa`

(ex art. 2476, comma 7, c.c.). Sempre in tema di fallimento di societa` di capitali vi e` la disposizione dell’art. 150 R.D. n. 267/42, modificato dall’art. 133 D.Lgs. n. 5/2006, relativa ai versamenti dei soci a responsabilita` limitata.

 

Il fallimento delle societa` di persone

Le conseguenze del fallimento per i soci delle societa` di persone sono affrontate dagli artt. 147-149 l.fall.

Considerato che soggetto al fallimento e` l’imprenditore, anche non commerciale, purche´ non piccolo, e` sembrato opportuno al legislatore della prima riforma puntualizzare, con l’art. 147, che il fallimento di una societa` in nome collettivo o in accomandita semplice oppure in accomandita per azioni produce anche il fallimento dei soci, pur se non persone fisiche, illimitatamente responsabili La disposizione  «pur se non persone fisiche» e` stato inserito al fine di chiarire che falliscono per estensione anche le eventuali societa` (sia di capitali che di persone), socie (ai sensi dell’art. 2361, comma 2, c.c.) di societa` di persone.

Viene altresı` disposto che in questo caso il fallimento dei soci non puo` essere dichiarato, decorso un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione della responsabilita` illimitata, se sono state osservate le formalita` per rendere noti i fatti indicati ai terzi, cosı` recependo le conclusioni della sentenza della Corte costituzionale del 21 luglio 2000, n. 319.

Il legislatore della prima riforma aveva poi apportato ulteriori novita`:

1) si recepiva con l’art. 147 un noto orientamento giurisprudenziale in tema di socio e di societa` occulta;

2) si disciplinava il regime delle impugnazioni, richiamando le disposizioni sul reclamo verso il decreto di rigetto della domanda;

3) si abrogava la disposizione relativa all’esclusione delle disposizioni alle cooperative, ormai inutile.

L’art. 147 afferma poi, innovando rispetto al sistema esistente prima delle riforme, che il fallimento dei soci illimitatamente responsabili non puo` essere dichiarato decorso un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione della responsabilita` illimitata, anche in caso di trasformazione, fusione, o scissione, se sono state osservate le formalita` per rendere noti ai terzi i fatti indicati.