Dott. Giuseppe Marino - specialista in ricorsi tributari - www.studiomarino.com  orari d'ufficio 9.30-12.30 e 15.30-18.30

  081/5706339       081/0060351             Consulenza a pagamento                                              

Regimi Iva
Ultimo aggiornamento 16/07/2012
SPECIALISTA IN RICORSI AVVERSO CARTELLE ESATTORIALI, FERMI AMMINISTRATIVI, IPOTECHE, ACCERTAMENTI

 

REGIMI IVA

CONTABILITA' E REGIMI CONTABILI

CONTABILITA' E BILANCIO

 

 

 

1. REGIME IVA MENSILE E TRIMESTRALE - 2. REGIME BENI USATI - 3. REGIME ROTTAMI FERROSI - 4. REVERSE CHARGE

1. REGIME IVA MENSILE E TRIMESTRALE

Esistito ai fini iva due regimi di liquidazione dell’imposta.

Mensili – l’iva va liquidata mensilmente e versata entro il 16 del mese successivo

Trimestrali – l’iva va liquidata ogni tre mesi e versata entro il 16 del secondo mese successivo, con eccezione dell’ultimo trimestre per il quale l’iva va vesata entro il termine del 16 marzo, con la maggiorazione di intressi dell’1%

Per chiarire meglio il concetto:

I trimestre (Gen, Feb e Mar) scadenza 16 maggio

II trimestre (Apr,Mag e Giu) scadenza 16 agosto

III trimestre (Lug, Ago e sett) scadenza 16 novembre

IV trimestre (Ott, Nov e Dic) scadenza 16 marzo

 

Per verificare se ci si trova in regime iva mensile o trimestrale bisogna tener presente quanto segue:

Il nuovo provvedimento si è limitato ad aumentare le soglie  per  l’accesso al regime semplificato, ma non è intervenuto, invece, sull’art. 7 del D.P.R. 14 ottobre 1999, n. 542, che consente ai contribuenti minori  di  effettuare le liquidazioni ed i versamenti Iva con cadenza trimestrale anziché mensile.

Per i versamenti iva la norma è immutata I contribuenti che nell'anno solare precedente hanno  realizzato  un volume d'affari non superiore a lire 600 milioni  (euro:  309.874,00 ) per le imprese  aventi  per  oggetto  prestazioni  di  servizi  e  per  gli esercenti arti o professioni,  ovvero  lire  un  miliardo  (euro:  516.457,00 n.d.r.) per le imprese aventi per oggetto altre attività, possono optare per il versamento trimestrale.

L’art. 7, comma 2, lettera m), del  D.L.  n.  70/2011   ha  previsto l’innalzamento dei limiti dimensionali  per  poter  accedere  al  regime  di contabilità semplificata di cui all’art. 18 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600: in particolare, la diposizione ha elevato la soglia da 309.874,14  euro a 400.000,00 euro per le imprese che prestano servizi, e da 516.456,90  euro a 700.000,00 per le imprese che svolgono altre attività. Tali nuovi  importi sono stati direttamente previsti nel già citato art.  18,  che,  appunto,  è stato modificato per effetto della sopra  citata  disposizione  del  Decreto Sviluppo.

I nuovi limiti per accedere alla contabilità semplificata sono, ora, di € 400.000,00 per le imprese che effettuano prestazioni di servizi e € 700.000,00 per le imprese che svolgono altre attività

 


Non rileverà più l’importo del volume di affari, ma quello dei ricavi, quindi i contribuenti con volume di affari
un volume d'affari non superiore a lire 600 milioni  (euro:  309.874,00 ) per le imprese  aventi  per  oggetto  prestazioni  di  servizi  e  per  gli esercenti arti o professioni,  ovvero  lire  un  miliardo  (euro:  516.457,00 n.d.r.) per le imprese aventi per oggetto altre attività, possono optare per il versamento trimestrale.

 

2.REGIME DEL MARGINE PER I BENI USATI

In  particolare,  il  legislatore  italiano,  recependo  la   Direttiva n. 94/5/CE del 14 febbraio 1994 del Consiglio  dell'Unione  europea  (anche nota come VII Direttiva CEE), con l'art. 36  del  D.L.  23  febbraio  1995, n. 41, convertito dalla L. 22 marzo 1995, n. 85, e modificato  dal  D.L.  2 ottobre 1995, n. 415, convertito con modificazioni  dalla  L.  29  novembre 1995, n. 507, ha introdotto un regime speciale applicato a partire  dal  1° aprile 1995, comunemente noto come  "regime  del  margine",  relativo  agli scambi aventi ad oggetto beni mobili usati nonché oggetti  d'arte,  oggetti di antiquariato o da collezione.

    Il  singolare  meccanismo   impositivo   introdotto   dal   legislatore comunitario prevede che si sottoponga  a  tassazione  il  solo  margine  di guadagno,  dato  dalla  differenza  tra  il  corrispettivo  realizzato  dal venditore ed il prezzo d'acquisto dovuto al suo fornitore, aumentato  delle eventuali spese di riparazione ed accessorie.

 

3.REGIME DEI ROTTAMI FERROSI

L'art. 35 del D.L. 30 settembre 2003,  n.  269,  convertito  in  L.  24 novembre 2003, n. 326 ha modificato sostanzialmente il regime speciale  Iva  per le cessioni di rottami ferrosi.     In particolare, con effetto dal 2 ottobre 2003, le  citate  operazioni,

prima non imponibili, sono  state  assoggettate  all'Iva  con  obbligo  del cessionario, soggetto passivo d'imposta  nel  territorio  dello  Stato,  di applicare l'imposta secondo il metodo di inversione contabile -  cosiddetto reverse charge.

    Tale meccanismo individua il  debitore  d'imposta  nel  cessionario  il quale  deve  integrare  la  fattura  emessa  dal  cedente  senza   addebito dell'imposta.

    La nuova disciplina Iva, riservata al commercio  di  rottami  ed  altri materiali di recupero, trova applicazione nei confronti di tutti i soggetti che effettuano nell'esercizio d'impresa cessioni e/o acquisti di tali beni.

    Ciò  comporta  a  loro  carico  l'obbligo  di  osservare  gli  ordinari adempimenti contabili e documentali previsti dal D.P.R.  26  ottobre  1972, n. 633,  e  norme  collegate   nonché   quelli   di   presentazione   della comunicazione annuale dati Iva e della dichiarazione annuale Iva.

    Tali soggetti, prima  esonerati  dall'obbligo  di  presentazione  della dichiarazione  annuale  Iva  e  dalla   comunicazione   dati   Iva   perché effettuavano operazioni escluse da  imposta,  con  l'intervenuta  modifica, hanno l'obbligo di assolvere a tali adempimenti dichiarativi.

    In particolare devono presentare la dichiarazione annuale dell'Iva  per le operazioni imponibili effettuate nell'anno  2003  e,  precisamente,  nel periodo dal 2 ottobre al 31 dicembre 2003.

-----

Dal 28 giugno 2001, per le imprese minori è in vigore un nuovo limite di 600 milioni, in luogo di quello prima vigente di

360 milioni. Il nuovo limite è quello fissato dal Dpr 12 aprile 2001, n. 222, pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" 135 del 13

giugno 2001. L'adeguamento del limite da 360 milioni a 600 milioni vale per le liquidazioni e i versamenti Iva dei

contribuenti cosiddetti "minori". Dal 28 giugno 2001, data di entrata in vigore del Dpr 222/2001, le imprese di servizi con

ricavi 2000 superiori a 360 milioni, ma non superiori a 600 milioni, potranno quindi applicare il regime di contabilità

semplificata in luogo del regime ordinario naturale al quale sono tenuti dal 1º gennaio 2001. Invece, i contribuenti che nel

2000 hanno superato il limite di 360 milioni, ma non quello "nuovo" di 600 milioni, se intendono continuare ad adottare il

regime di contabilità ordinaria anche per l'anno 2001, dovranno comunicare l'opzione nella prima dichiarazione annuale

Iva da presentare successivamente alla scelta operata. Il nuovo limite di 600 milioni avrà effetto anche sulle liquidazioni

Iva. I contribuenti Iva, sia esercenti impresa, sia esercenti arti o professioni, con volume d'affari 2000 superiore a 360, ma

non a 600 milioni, a partire dalla liquidazione relativa al mese di giugno, potranno anche effettuare le liquidazioni e i

versamenti per trimestre, anziché per ogni mese. E' questo il duplice effetto "Iva-dirette", che deriva dal citato Dpr 222

del 12 aprile 2001.

Scelta delle liquidazioni Iva tra mensili e trimestrali. Con le nuove norme in vigore dal 28 giugno 2001, i contribuenti con

volume d'affari 2000 superiore a 360 milioni, ma non superiore a 600 milioni, possono abbandonare il sistema naturale

delle liquidazioni mensili nel quale si trovano, per passare alle liquidazioni trimestrali. I contribuenti che intendono

rimanere "mensili" devono avere effettuato la liquidazione di giugno e versato le somme relative entro il 16 luglio. Invece,

i contribuenti che intendono passare alle liquidazioni trimestrali, possono effettuare la liquidazione di giugno entro il 16

agosto aggiungendo al versamento dovuto gli interessi dell'1 per cento. In questo caso, i versamenti effettuati in relazione

ai mesi di aprile e maggio 2001, si considerano acconti del secondo trimestre e la maggiorazione dell'1 per cento deve

essere calcolata solo sull'importo residuo da versare entro il 16 agosto. Questi contribuenti, con volume d'affari 2000

superiore a 360 milioni, ma non superiore a 600 milioni, che optano per le liquidazioni trimestrali Iva, devono comunicare

l'opzione nella prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta operata, cioè nella dichiarazione

Iva 2002 relativa al 2001 che si dovrà presentare il prossimo anno.

Periodiche Iva. Per quanto riguarda la presentazione delle dichiarazioni Iva periodiche, si ricorda che le dichiarazioni

relative al mese di aprile e al primo trimestre del 2001 dovevano essere presentate in via telematica entro il 20 luglio

2001. La dichiarazione periodica relativa al mese di maggio 2001 deve essere presentata in via telematica entro il 31

luglio 2001. I contribuenti, che nel 2000 hanno realizzato un volume d'affari compreso tra 360 e 600 milioni di lire e

optano per le liquidazioni trimestrali e per la presentazione trimestrale delle dichiarazioni Iva periodiche, possono

presentare un'unica dichiarazione relativa al secondo trimestre 2001 entro il 31 agosto 2001. Per contro, i contribuenti

che, pur avendo i presupposti per scegliere le liquidazioni trimestrali, non intendono esercitare la questa opzione devono

presentare in via telematica, entro il 31 luglio, la dichiarazione di maggio ed entro il 31 agosto la dichiarazione di giugno.

Il rebus del doppio limite di ricavi. Con il decreto 222/2001 che eleva il limite da 360 a 600 milioni si è però persa ancora

una volta l'occasione di eliminare la confusione creata dal doppio limite, prima di 360 milioni e un miliardo, ora, dal 28

giugno 2001, di 600 milioni e un miliardo. Dal 28 giugno 2001, ai fini delle imposte sui redditi, sono minori e in regime di

contabilità semplificata "naturale", a norma dell'articolo 18 del Dpr 600/73, le imprese individuali e le società di persone

qualora i ricavi conseguiti nel 2000, da ragguagliare all'anno intero in caso di attività intrapresa nel corso del 2000, non

abbiano superato l'ammontare di 600 milioni per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi, ovvero di lire un

miliardo per le imprese aventi per oggetto altre attività. Dal 28 giugno 2001 queste imprese sono esonerate dalla tenuta

della contabilità ordinaria e possono tenere la contabilità semplificata. La norma è chiara per le imprese che esercitano un

solo tipo di attività. Per le imprese miste la norma prosegue così: per i contribuenti che esercitano prestazioni di servizi e

altre attività si fa riferimento all'ammontare dei ricavi relativi all'attività prevalente. Per attività prevalente deve intendersi

quella con la quale sono stati conseguiti maggiori ricavi nel periodo d'imposta.

La verifica annuale per il regime contabile e l'Iva. Ogni anno, per conoscere il regime contabile e Iva naturali applicabili, le

imprese devono eseguire due verifiche: una riguarda l'ammontare dei ricavi di fine anno, se supera il limite consentito per

mantenere il regime di contabilità semplificata; l'altra verifica riguarda il volume d'affari che consente di rimanere o

scegliere il regime delle liquidazioni Iva trimestrali. La doppia verifica crea difficoltà soprattutto alle imprese miste, cioè

alle imprese con ricavi di servizi e non di servizi. Per determinare il regime contabile naturale di appartenenza del 2000,

l'impresa deve tenere conto dei ricavi di competenza conseguiti nel 2000. Con il nuovo limite di 600 milioni, per

l'individuazione delle imprese minori, esistono due limiti di ricavi: di 600 milioni e un miliardo.

Le imprese possono essere:

. esclusivamente di servizi; il limite è di 600 milioni;

. esclusivamente di operazioni diverse dai servizi; il limite è di un miliardo;

. miste, di servizi e di non servizi; in questo caso,  si può applicare il limite di 600 milioni o di

un miliardo.

4.  il reverse charge del subappalto - finanziaria 2007

È scattato il meccanismo del reverse-charge nel settore dell'edilizia decreto legge 223/06 (articolo 35, comma 5)

L'inversione contabile, prevista dalla Finanziaria, interessa tutti i contribuenti che operano nell'edilizia e usano un codice di attività indicato nella sezione F della tabella Atecofin (codici da 45.11.0 a 45.50.0)

In sostanza con questo nuovo meccanismo e’ l’appaltatore che versa l’iva, e il subappaltatore fattura senza iva.

L'agenzia delle Entrate, con la circolare 37/E del 29 dicembre , ha infatti chiarito che il sistema del reverse-charge si applica alle operazioni di subappalto poste in essere da un contribuente la cui attività rientra nella sezione delle attività economiche Atecofin (2004).  Se l'operazione viene effettuata da un contribuente la cui attività rientra tra quelle di cui alla sezione F va applicata l'inversione contabile e l'eventuale imposta assolta dall'appaltatore principale o dal subappaltatore potrebbe essere considerata indeducibile.

Le attività interessate:

45.11.0 Demolizione di edifici e sistemazione del terreno

45.12.0 Trivellazioni e perforazioni

45.21.1 Lavori generali di costruzione di edifici

45.21.2 Lavori di ingegneria civile

45.22.0 Posa in opera di coperture e costruzione di ossature di tetti di edifici

45.23.0 Costruzione di autostrade, strade, campi di aviazione e impianti sportivi

45.24.0 Costruzione di opere idrauliche

45.25.0 Altri lavori speciali di costruzione

45.31.0 Installazione di impianti elettrici e tecnici

45.32.0 Lavori di isolamento

45.33.0 Installazione di impianti idraulico-sanitari

45.34.0 Altri lavori di installazione

45.41.0 Intonacatura

45.42.0 Posa in opera di infissi

45.43.0 Rivestimento di pavimenti e di muri

45.44.0 Tinteggiatura e posa in opera di vetri

45.45.0 Altri lavori di completamento degli edifici

45.50.0 Noleggio di macchine e attrezzature per la costruzione o la demolizione, con manovratore

 

Il 12 ottobre 2006 nell'edilizia entra in vigore il regime del cosiddetto "reverse charge" Iva. L'obbligo riguarda le prestazioni di servizi (comprese quelle di manodopera) rese da subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono attività di costruzione o di ristrutturazione di immobili.

La svolta contabile è prevista dall'articolo 35, comma 5, del decreto legge " Visco-Bersani" (manovra bis), convertito con modifiche dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.

La disposizione - ricorda una nota del ministero dell'Economia - aveva subordinato l'entrata in vigore all'autorizzazione comunitaria. Ma con l'attuazione, dal 13 agosto scorso, della direttiva 2006/69/Ce, il sì dell'Unione europea non è stato più necessario. Così, le nuove regole fissate dalla manovra bis - precisa la nota ministeriale, diffusa d'intesa con il dipartimento per le Politiche fiscali e l'agenzia delle Entrate - entrano in vigore giovedì, in conformità a quanto previsto dallo Statuto del contribuente.

Il comunicato del ministero dell'Economia fa riferimento alle operazioni effettuate a partire dal 12 ottobre 2006. Poiché si tratta di prestazioni di servizi e l'articolo 6 del Dpr 633/72 prevede che la prestazione si considera effettuata al momento del pagamento del corrispettivo o anteriormente, se è stata emessa la fattura, dal 12 ottobre le fatture relative a subappalti non dovranno più esporre l'Iva.

Con l'introduzione del reverse charge l'obiettivo del Governo è quello di ridurre l'evasione Iva nel settore edile.

Il nuovo percorso dell'imposta prevede:

Il subappaltatore emette fattura per i lavori eseguiti ma senza addebitare l'Iva, indicando nel documento fiscale la norma che lo esonera dall'applicazione dell'imposta (articolo 17 del Dpr 633/72);

L'appaltatore che riceve la fattura deve registrarla e integrarla con l'indicazione dell'aliquota Iva (ad esempio, il 4% per la costruzione di fabbricati con caratteristiche " Tupini", il 10% nel caso di opere di urbanizzazione o il 20% se si tratta di costruzione di fabbricati di lusso o di immobili industriali) e della relativa imposta dovuta;

L'appaltatore deve poi effettuare la registrazione della fattura ricevuta, sia nel registro delle fatture emesse (articolo 23 del Dpr 633/72) sia in quello degli acquisti (articolo 25 del Dpr 633/72). L'integrazione della fattura del subappaltatore deve avvenire entro 15 giorni dal ricevimento.

Questa procedura non si applica, naturalmente, quando il committente è un privato, il quale continua a essere assoggettato all'Iva, e comunque un'impresa che non sia quella che costruisce o ristruttura. Queste imprese continueranno infatti a ricevere fatture con evidenza dell'Iva.

Ma quali sono gli effetti del reverse charge? Secondo il meccanismo previsto dalla manovra bis, il versamento dell'Iva non viene effettuato né dall'appaltatore, perché riceve una fattura senza Iva, né dal subappaltatore, perché non applica l'Iva in fattura e di conseguenza l'appaltatore detrae meno Iva e quindi ne versa di più.

Il subappaltatore si troverà dunque quasi certamente in una situazione di credito, poiché non espone più l'imposta in fattura ma continuerà a effettuare acquisti con Iva.

È stato però previsto un correttivo rispetto alla regola generale dei rimborsi e delle compensazioni.

I subappaltatori avranno la possibilità di chiedere il rimborso Iva infrannuale o di portare il credito Iva in compensazione. Inoltre, se il volume d'affari del subappaltatore è costituito per oltre l'80% da contratti di subappalto, quindi senza l'applicazione dell'Iva, il tetto per le compensazioni è elevato a un milione di euro rispetto al limite di 516.456,90 euro.

La nuova disposizione che elimina l'Iva dalle fatture si applica nell'edilizia ma non si estende ad altri settori in cui è ammesso il subappalto. L'attuazione del reverse charge nei cantieri apre però una serie di dubbi nei rapporti tra i contribuenti che dovranno essere chiariti dal ministero.