Accertamenti su indagini bancarie

Gli accertamenti su indagini bancarie, in modo errato definiti accertamenti bancari, sono previsti dal Testo unico degli accertamenti e costituiscono lo strumento più pericoloso per i contribuenti, perchè tutti i versamenti effettuati sui conti correnti non giustificati sono considerati evasione fiscale, ma non è finita, anche le uscite non giustificate vanno sommate alle entrate e il risultato assogettato a tassazione.

Un vero e proprio scempio, la scelta del legislatore di tassare anche le uscite non giustificate, si basa sulla folle presunzione che quelle somme sono state necessarie ad acquistare beni per la rivendita non tassati e quindi la tassazione la fanno al complice dell’evasore.

Il consiglio che posso darvi è di utilizzare sempre i bonifici, che consentono di individuare il beneficiario e la causale, perchè con gli assegni dovrete fare un lavoro disumano per accoppiarli a fatture, clienti e fornitori.

Attenzione, se qualche dipendente  di essere immune, si sbaglia di grosso, lo strumento si applica a chiunque e quindi anche ai dipendenti che fanno il doppio lavoro al nero.

Il riferimento normativo è l’art. 1 della Legge 311/2004 del 30/12/2004, che ha modificato l’articolo 32, comma 1, n. 2), del Dpr 600/1973, introducendo  una presunzione legale relativa a carico del contribuente che sia titolare di conti correnti bancari. Norma del tutto speculare, ai fini Iva, è prevista dall’articolo 51, primo comma, n. 2), del Dpr 633/1972, per cui cè un’ inversione dell’onere della prova, mentre i Romani avevano stabilito che deve provare chi accusa non chi si difende, (onus probandi incubit actori)

Soltanto quando l’importo dei versamenti è sproporzionato rispetto ai compensi dichiarati che scatta il sospetto di evasione sul quale si innesta la lettera e la ratio della norma di cui all’art. 32 Dpr 600/73.  Quindi bisogna preoccuparsi solo quando dai versamenti risultino movimenti che non trovano capienza nei compensi dichiarati. L’art. 32 non è applicabile quando, invece, la sproporzione tra compensi  versamenti non sussiste.

Tale norma è uno strumento degno dell’era della dittatura sovietica, ma tanto amata dali sceriffi delle tasse, che ha portato nel tempo anche delle distrosioni senza senso.

Si pensi ai professionisti, sommare le uscite non ha senso, cosa acquistano i professionisti per poi rivenderlo?

La Corte costituzionale con  sentenza  n. 228 del 2014, ha ritenuto Illegittima presunzione di acquisti a nero per i professionisti

La Corte di Cassazione con la prima sentenza n. 12779 del 21/06/2016, ha annullatoun accertamnento su indagini bancarie  a carico del professionista, recependo la decisione dei giudici della Consulta che hanno tracciato una netta linea di demarcazione fra professionisti e imprenditori.

Quindi ai professionisti non si sommano le uscite.

Napoli,li 03/10/2021

Dott. Giuseppe Marino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *